Mostrando al volgo attonito la lucertola con due code, segno di buona fortuna, si attorcigliano la svariata collezione di serpi attorno al collo, si fanno lambire le mani e le guance, mostrano il “basilisco”. Questi è un animale che percuote molto la fantasia popolare. Ha la cresta di gallo, il corpo di serpente, le mani ed i piedi di una rana ed un piccolo corno sulla fronte. È nato da un uovo di gallo vecchio di cento anni ed è stato covato con gli occhi per nove mesi.

Superstizioni, medicamenti popolari, tarantolismo, Michele Greco

Re dei Serpenti, sovrano di tutti i rettili, il basilisco popola le pagine dei bestiari medievali, ornato di dorature e fregi d’inchiostro. Lui, piccolo re, questo il significato del suo nome, dal nome greco del serpente coronato, incede regalmente tra una favola e una leggenda, incutendo timore e distruggendo chi abbia la sventura di incrociare il suo cammino.

Nato dall’uovo deposto da un gallo nero, covato con gli occhi per nove mesi o, secondo altre versioni, da un rospo o da un serpente in un letamaio, il basilisco è descritto come un ibrido, una strana commistione tra rettile e volatile, una sorta di Medusa, dal soffio velenoso, in grado di incenerire con lo sguardo le sue povere prede. Non a caso, nella realtà, il basilisco è stato associato al camaleonte, per la sua abilità nelle metamorfosi e soprattutto perché la rapidissima lingua del rettile cangiante non sembra rivaleggiare con lo sguardo fulminante del mitico basilisco. D’altronde, come immaginare, nel Seicento, un contadino raccontare l’incontro con un camaleonte se non in termini spaventosi?

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Nel Salento, di basilischi, veri e, purtroppo, sempre più rari, si è avuto conferma qualche decennio fa, nella contrada dell’Arneo, dove, a partire dal 1987, sono stati ritrovati esemplari di camaleonti mediterranei, una specie diffusa in tutto il bacino meridionale dell’Europa e nell’Africa settentrionale, che, in seguito a politiche allarmiste e scelte ambientali infelici, rischia di scomparire per sempre dalla nostra fauna locale.

Il camaleonte, immobile e rivestito di pietra leccese, si nasconde spesso nei fregi dei palazzi barocchi dei centri storici salentini. In tutta la provincia, non è infrequente ritrovarsi faccia a faccia con il piccolo rettile scolpito nella decorazione di un balcone, tra le volute di un portale, scivolare tra un’edera e un santo.

Nella Grecìa Salentina, non è difficile sentir parlare di dracuddhi, ovvero draghetti, termine utilizzato per identificare in amicizia i camaleonti e altri rettili affini. In quel di Maglie, invece, il dialetto locale ha coniato la parola fasciuliscu per dare un nome al protagonista di numerose leggende medievali, in grado di incenerire con la sola forza dello sguardo. Al misterioso fasciuliscu, si attribuivano infatti i non rari furti di bestiame o le sparizioni di galline nei pollai.

Oggi, un discendente dell’antica stirpe dei basilischi si ritrova incastonato nello stemma civico di Sternatia, minuscolo comune della Grecìa Salentina. Secondo la leggenda, dopo essersi liberato dalle gabbie dorate dei bestiari, incenerito villaggi e caseggiati, il basilisco planò sul paese ma non ebbe modo di distruggerlo, grazie alla protezione di uno specchio, che riflesse il suo sguardo. Da allora, gli abitanti hanno pensato bene di riservare al drago un posto d’onore nel simbolo cittadino, all’interno di un mappamondo, emblema della forza.

L’Arneo, tra la sua terra rossa, i filari di ulivi e le geometrie dei muretti a secco, forse accoglie ancora qualche camaleonte. Speriamo non si faccia trovare.

Per saperne di più, l’articolo sul Camaleonte di Cultura Salentina e lo studio sulle condizioni ecologiche del camaleonte nel Salento di Sandro D’Alessandro

 Se avete avvistato un camaleonte o un basilisco nei versi delle poesie salentine, nell’architettura dei palazzi, negli immaginari degli artisti, scriveteci a nellatuastanza@gmail.com e aiutateci a far crescere il nostro bestiario.

2 Commenti

  1. Bei racconti. Considerando la travagliata situazione del nostro tempo e la scarsa fiducia verso il futuro, meglio girovagare nel passato.

    1. Grazie Tommaso, per aver letto e commentato.
      Abbiamo un meraviglioso passato, tutto da raccontare. Speriamo ci dia la motivazione e l’energia per preservare e costruire un futuro altrettanto meraviglioso.
      Alla prossima.

      Valeria

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