La luna dei Borboni
col suo viso sfregiato tornerà
sulle case di tufo, sui balconi.
Sbigottiranno il gufo delle Scalze
e i gerani – la pianta dei cornuti -,
e noi, quieti fantasmi, discorreremo
dell’unità d’Italia.

Un cavallo sorcigno
camminerà a ritroso sulla pianura.

Vittorio Bodini

Passeggia tra i versi degli autori salentini, si affaccia da una cappella al crocicchio di una città vecchia, si annuncia con la cadenza del trotto nelle giornate di sole, trainando un carretto. È il cavallo, principe degli animali del nostro bestiario, simbolo di regalità e potenza, protagonista di leggende, vite di santi e anche di qualche storico piatto locale.

Per chi di cavalli ne ha cavalcati solo in tarda età, e con non poca diffidenza, come la sottoscritta, il cavallo resta il protagonista di storie d’infanzia e aneddoti, una figura quasi mitologica. Li ha conosciuti bene mio nonno materno, proprietario di campagne e terreni, e ovviamente anche di stalle. Di lui, che spesso si appisolava nella stalla, si raccontava che non poche volte aveva scorto lu monaceddhu, folletto salentino che, per dispetto, intrecciava i crini dei suoi cavalli durante la notte.

Festa di cavalli, ma soprattutto di cavalieri e di maestri artigiani, è la fiera della Madonna delle Grazie, nella piccola contrada di Noha, appendice di Galatina, ribattezzata per l’appunto Città dei Cavalli, dove due volte all’anno, a settembre e per il Lunedì dell’Angelo, bipedi e quadrupedi si agghindano in occasione della sfilata che fa il giro della cittadina, sontuoso corteo di carretti, o meglio, traini, dalle finiture decorate a mano.

Celebre in Puglia, ma non solo, è il cavallo murgese, razza equina nata nelle Murge, regione della Puglia centrale, territorio duro e inospitale, che ha dato vita a cavalli solidi, robusti, dagli arti resistenti e dagli zoccoli intaccabili, ideale per cavalcare sulle colline aride e pietrose degli altipiani pugliesi. Si dice che perfino l’imperatore Federico II di Svevia esigesse che i suoi destrieri fossero solo puri cavalli murgesi, dal manto morello e dagli occhi vivaci, e nel cuore delle Murge fece costruire il suo più bel maniero, Castel Del Monte, e installare tre allevamenti. Il suo scudiero, Giordano Ruffo di Calabria, lasciò ai posteri le tecniche federiciane di cavalleria, nel trattato De medicina equorum, e lo stesso imperatore esaltò le doti del cavallo murgese nella caccia con il falcone, nel libro De arte venandi cum avibus.

Si trotta al passo regale di un destriero anche nell’iconografia religiosa, tra le cappelle e gli altari che costellano i centri storici e nelle tele appese ai soffitti di chiese e monasteri. Santo cavaliere per antonomasia è San Giorgio, patrono di ben cinque comuni salentini: Matino, Bagnolo del Salento, Melpignano, Ortelle e Sternatia. La leggenda medievale vuole che San Giorgio abbia liberato un intero villaggio dai tormenti di un drago, guadagnandosi devozione e il patronato di cavalieri e sellai. Sono ritratti insieme al fedele cavallo anche San Martino di Tours, patrono di Taviano, nel celebre atto della spartizione del mantello, e San Francesco d’Assisi, patrono di Salice Salentino. Raffigurato mentre cade dal cavallo, nella tela “Conversione di San Paolo” di Caravaggio, è San Paolo, patrono di Galatina.

Un pantheon da cui il cavallo non è mai scomparso è sicuramente quello culinario. Non c’è sagra estiva, o cucina tradizionale, che non abbia assaporato lo sfrigolio dei pezzetti di cavallo, nel sugo di pomodoro fatto in casa, all’aroma di chiodi di garofano, cucinati nella pignata, e ogni salentino che si rispetti ha addentato almeno una volta nella vita le croccanti polpette di cavallo, impastate con la menta o il prezzemolo, sale, pepe e una manciata di pecorino.

Spetta a Mino De Santis, cantautore e compositore, il merito di aver riaccolto il cavallo in un bestiario tutto contemporaneo, nella canzone Lu cavaddhu malecarne.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=q3H-UGhqNfQ?version=3&rel=1&fs=1&autohide=2&showsearch=0&showinfo=1&iv_load_policy=1&wmode=transparent]

Come sempre, scriveteci, commentate, condividete e se anche voi avete storie da raccontare sui cavalli nel Salento aiutateci a far crescere il nostro bestiario, con una mail a nellatuastanza@gmail.com o un commento qui nel box sottostante. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *