L’inizio di settembre coincide sempre con un sospiro di sollievo. Almeno per me. Qualcuno torna a rispondere alle mail, il telefono inizia a squillare e non è solo per mettersi d’accordo sulla serata. Finisce quel torpore collettivo imposto dal periodo agostano, il “riposo telecomandato”, come scriveva Dino Amenduni, in cui è obbligatorio, nell’ordine, staccare, divertirsi, vivere alla giornata, non pensare.

Noi di Stanze siamo andati a bussare alla porta di chi ogni giorno fa del Salento una terra accogliente per i turisti, per i viaggiatori, ma soprattutto per la gente del posto, continuando a lavorare, a scavare, a coinvolgere, non solo da giugno a settembre ma tutto l’anno. La piccola società degli autori matinesi, la casa editrice Il Laboratorio, di Parabita, i ragazzi del Parco dei Paduli, il Circolo Tandem a Leverano, il progetto ViaVai a Racale, sono solo alcune delle realtà che abbiamo incrociato, conoscendole anche finalmente di persona, avvenimento non scontato nell’era delle amicizie virtuali.

Abbiamo raccolto storie, abbiamo esplorato centri storici, che conosciamo da decenni, trovandoci novità, cambiamenti, sorprese. Siamo partiti alla scoperta di castelli, santuari, fari, torri costiere. Siamo entrati in punta di piedi in frantoi sotterranei, cripte basiliane, chiesette sconosciute e case abbandonate. Abbiamo fatto il bagno in calette nascoste e baie di cui ignoravamo l’esistenza, perché avere a disposizione quasi 300 km di costa significa avere la possibilità di sorprendersi, ogni giorno, anche solo andando al mare.

Abbiamo cercato di contrastare l’apatia generale e lavorare anche durante la controra perenne dei mesi estivi. Abbiamo collezionato storie, aneddoti, personaggi, memorie, che abbiamo annotato, scritto, conservato e archiviato, in attesa di tempi migliori, di silenzio, di calma, per poterle poi mettere a fuoco, unire e finalmente raccontare.

E poi, ultimo ma non per importanza, finalmente abbiamo un sito, un sito vero, costruito a nostra immagine e somiglianza, pronto per essere riempito, letto, sfogliato, consultato, arricchito e animato.

Ora, si riparte. Le valigie sono chiuse, i biglietti sono pronti e le destinazioni si srotolano davanti, come una miniera, di cui si indovina l’entrata, s’intuisce la forma del corridoio buio ma il resto si lascia solo immaginare. Si parte, perché ancora questo è un luogo che non ci appartiene o forse siamo noi che non apparteniamo a questi orizzonti, almeno per ora. Si parte ma con un taccuino pieno di appunti, pronti a diventare racconti, lettere, storie, dal Salento, sul Salento.

Joseph Roth, scrittore e giornalista austriaco, anima nomade e innamorato dell’anonimato delle camere d’hotel, scrisse i suoi dispacci dall’Europa soprattutto nelle eleganti hall di alberghi affacciati sulla costa. Spazi in grado di contenere moltitudini, il suo habitat ideale, dove si realizzava la sua principale aspirazione: sentirsi figlio del mondo. Una predilezione che ha condiviso con altri spiriti creativi: da Thomas Mann, che scrisse Morte a Venezia nel Grand Hotel des Bains della Serenissima ai musicisti che hanno affollato le stanze del Chelsea Hotel a New York.

Per natura, una camera d’hotel è un soggiorno a tempo determinato. Era questa scadenza a garantire a Roth la possibilità di sfruttare al meglio le sue potenzialità, di mettere al lavoro la penna e scrivere. Poi, la fonte s’esaurisce, è come se soffiasse il vento a indicare una nuova destinazione. E allora si parte, verso nuovi orizzonti, questo sì, ma soprattutto per ritornare, con sguardo diverso e anima più serena. Andare e poi tornare, via vai, per non perdere il grande privilegio di sentirsi straniero, in ogni dove.

sempre vostra

Valeria

Image © Emiliano Ponzi

Soundtrack: Devendra Banhart, Cristobal

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