Una seconda opportunità, per vivere la vita come si è sempre desiderato, senza aspettare più, senza chiedere il permesso. Un giorno in più, un altro ancora, per ritornare sui propri passi e cambiare rotta, una virata necessaria quando le giornate iniziano ad assomigliarsi e l’esistenza ormai “è più prosa che poesia”. È un viaggio spazio-temporale quello che Rino Gaetano intraprende tra le pagine del libro di Davide Carrozza, scrittore gallipolino, classe 1979, oggi insegnante a Padova, al suo romanzo d’esordio. Un viaggio che per Rino inizia il giorno dopo l’incidente stradale che gli costò la vita, il 2 giugno del 1981, e da Roma riporta il cantautore calabrese nel Salento, precisamente a San Cassiano, dove si esibì nel 1977.

L’invisibile e il visibile, la realtà e le apparenze, la verità e l’illusione, si mescolano nei testi di Rino che, sopravvissuto al tragico testacoda, accolto al Policlinico di Roma, dal letto di un ospedale inizia a chiedersi il perché delle cose, fruga nei testi di filosofia alla ricerca di una risposta ai suoi interrogativi, apprezza inaspettatamente la solitudine e il silenzio a cui è costretto. Il resto della sua vita prende lentamente forma, il ritiro dalle scene, il dialogo con le voci del passato, il vecchio sogno di studiare filosofia e vivere in una dimensione altra fatta di giocate a carte, scrittura, campagna e letture da recuperare. Un ritorno a casa, quello di Rino, e forse anche quello vagheggiato da chi scrive, dove finalmente il cantautore si ritrova in quell’universo parallelo che aveva immaginato in “A me piace il Sud”, dove poter camminare con un contadino e tirare per gioco dei calci a una zolla di terra. Dove poter essere eroe sì, ma a tempo perso. E senza prendersi mai troppo sul serio.

Dimenticati i capofortuna, gli effendi, i servi di partito, le soubrette coperte di cincillà, i ministri scaldapoltrone, per ritrovarsi circondato solo da una manciata di amici e da un nugolo di filosofi scelti. Il non-sense, l’ironia, il gioco di parole, gli accostamenti di pensiero e i voli pindarici delle sue canzoni trovano nella filosofia classica quasi un precedente illustre e una giustificazione. Rino applica alla sua vita quel celebre “forse, non essenzialmente”, invitando anche chi legge a diffidare di idee preconcette e giudizi altrui, delle teorie manichee, dei bianchi e dei neri, per inseguire un personale chiaroscuro, creando la sua vita ideale, lontana da palcoscenici e da interviste improbabili.

Un romanzo, una fantasia a occhi aperti, ma soprattutto il primo passo, forse, di un percorso personale dell’autore, che attraverso la scrittura ha riscoperto Roma, la sua città d’adozione, riascoltato colonne sonore di tempi andati e, probabilmente, anche fatto il punto sulle proprie ambizioni, un bilancio tra passato e presente, tra entrate e uscite emozionali. La post-fazione di Carrozza è, infatti, una curiosa appendice al romanzo, dove si racconta la genesi del libro, le notti in auto passate a inseguire le strade di Rino, le chiacchierate con la sorella del cantautore e un incidente che lo porta esattamente nello stesso ospedale dove nel 1981 rifiutarono di accogliere Rino.

Si chiude il libro e verrebbe sì da riascoltare tutte le canzoni di Rino Gaetano. Ma non solo. Andare a ripescare le canzoni che ci hanno tenuto compagnia durante l’adolescenza, ritrovare quei pezzi di personalità perduti per strada, rimasti impigliati nella musica, nei libri, tenere fede a quelle promesse dimenticate, fatte ai vecchi noi stessi, quando la testa era sgombra da aspettative e probabilità, carica solo di sogni di anarchia.

Davide Carrozza, 3 giugno 1981 – Il giorno dopo, Il Raggio Verde edizioni, 2016, 104 pagine, 12 euro.

Questa recensione è stata pubblicata sul numero di Ottobre 2016 della rivista quiSalento.

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