Salento, terra di case bianche
e palazzi con facce di spagnoli sghignazzanti
sotto i tronfi balconi barocchi,
terra di chiese e campanili,
condannata alla sete, coi Santi,
che portano le sarde nella bocca.

Ennio Bonea

Ogni cappella, chiesetta, cripta, in possesso di sacre reliquie, oggetto di venerazione, custode di sepolture illustri, o sorta sul luogo di una apparizione miracolosa può definirsi santuario. Un titolo religioso di cui si fregiano minuscole cripte ipogee e maestose basiliche, un’etichetta democratica, come poche nella gerarchia ecclesiastica.

La Puglia è una delle regioni in cui si contano più santuari in Italia. Sparpagliati lungo tutto il territorio, se ne ritrovano poco meno di 200, mariani e non mariani. Nel Salento, uno dei santuari più importanti, dedicato a Santa Maria di Leuca, si nasconde a Finibus Terrae, ai piedi del faro e a picco sul mare; non pochi strizzano l’occhio dai campanili, nel cuore della cittadina, come il Santuario della Madonna della Coltura a Parabita e quello della Madonna della Lizza a Alezio, altri si defilano alle porte della città, come il Santuario di Sant’Oronzo fuori le mura, appena fuori Lecce, o profumano di mare, come il Santuario della Madonna del Canneto a Gallipoli, adagiato sul porto, o ancora il Santuario della Madonna di Roca, a pochi passi dalla splendida Grotta della Poesia.

Secondo gli storici, è stato l’imperatore bizantino Leone III d’Isaurico, nel 700 dopo Cristo, a proibire l’esposizione di qualsiasi icona religiosa in luogo sacro. Leone III, timoroso che la collera divina potesse scaturire dall’adorazione delle icone, nel 730 d. C. emanò un editto, intimando la distruzione di ogni statua o rappresentazione religiosa. Egli stesso, in persona, frantumò un Crocifisso a Costantinopoli. Il divieto dell’imperatore iconoclasta spinse molti monaci a fuggire le persecuzioni e rifugiarsi nel Mezzogiorno d’Italia, dove poterono costruire di nascosto chiese, cappelle, cripte, piccoli luoghi di culto per adorare le proprie icone. Molti di questi luoghi sono poi diventati santuari.

Si narra di madonne in fuga, vergini testarde ritrovate per settimane di fila nello stesso posto, cappelle in rovina graziate da apparizioni miracolose; statue illividite o in lacrime, omaggiate con la costruzione di un santuario nel luogo dove subirono il tremendo torto. Non è infrequente, inoltre, che i santuari siano testimoni delle feste patronali più antiche e più intense di tutto il Salento. Un esempio per tutti, il Santuario di San Rocco di Torrepaduli che, in una notte di mezza estate, assiste allo scatenarsi di ronde, tamburelli, zagareddhe e danze delle spade.

Alcuni sono stati promossi al rango di basiliche minori, altri sono protetti dall’egida dell’Unesco, come il più lontano Santuario di San Michele, nel Gargano. Sono saliti di un grado nella scala dell’architettura divina, sono diventati inaspettatamente meta di turisti e viaggiatori, ma per i fedeli il santuario resta sempre la chiesa del paese, lu santuariu, dove ci si immaginava il matrimonio da piccoli, dove ogni cappella restava un mistero, quella in cui si entrava con un pizzico in più di soggezione.

Inizia su Stanze, un viaggio nei santuari salentini. Qui il paganesimo si nasconde dietro il sacro, i quadri raccontano antiche storie, i misteri dei monaci bizantini si celano ancora dietro i fregi dei capitelli e mani di scalpellino hanno intessuto lunghe storie nei portali. Vale la pena fermarsi, respirare e tendere l’orecchio.

 

IL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA COLTURA A PARABITA

Basilica_Madonna_della_Coltura_[Parabita]È maggio, il campanile ammicca da lontano, le luminarie si arrampicano per le vie della cittadina, si aprono i mercatini e si chiudono le scuole, arrivano le giostre e, non è improbabile, che a raccontarvi la storia ta Matonna noscia, sia proprio qualcuno che si chiami Coltura. A Parabita, il santuario della Madonna della Coltura è il cuore dei festeggiamenti…

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IL SANTUARIO DI SANTA MARIA DI LEUCA

Santa Maria di Leuca, ItalyUn teatro bianco di calce, l’ombra del faro, il dubbio del viaggiatore che non sa se il blu che lo circonda è Adriatico o Ionio, il profilo aristocratico delle residenze sul mare e poi, alle spalle, la piazza ariosa che fa da preludio al Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae.

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IL SANTUARIO DI SAN ROCCO A TORREPADULI

Non può che trovarsi in Largo San Rocco, il Santuario di Torrepaduli, minuscola frazione di Ruffano, celebre per il culto intitolato al santo di Montpellier, taumaturgo e misericordioso, che da anni torna a tingere l’estate di nastrini, tamburelli e ronde. Secondo una delle tante leggende su San Rocco, fu il santo in persona a scegliere la piccola Torrepaduli come sua dimora. Si narra, infatti, che i cittadini di Ruffano decisero di spostare la statua conducendola “in città”, per darle maggior prestigio.

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