Proprio come un’isola, è circondato dal mare il Castello di Gallipoli, che galleggia nel porto, a pochi passi dalle imbarcazioni dei pescatori. Ogni giorno, fa da scenografia al mercato del pesce, si sveglia con il profumo dei pasticciotti sfornati dal bar Canneto, saluta Santa Cristina che si sporge dalla cappella. Lo si scorge già all’ingresso del centro storico, attraversando quello che era un tempo l’antico ponte levatoio seicentesco, mentre ancora sonnecchia quando le barche lasciano il porto e le notti d’estate fatica ad addormentarsi per colpa del traffico, della musica, del chiacchiericcio continuo.

Da fortino a deposito di sali e tabacchi

Costruito per proteggere la città, da sempre contesa e preda dei popoli provenienti dal mare, il castello di Gallipoli sorge su quella che in epoca romana era una semplice rocca, poi ampliata da Bizantini e Normanni. La forma odierna risale al Basso Medioevo, intorno al XIII secolo, e fu poi modificata dagli Angioini e dagli Aragonesi. Si deve al celebre architetto militare senese Francesco di Giorgio Martini la conformazione attuale, che nel Cinquecento ebbe l’idea di passare da una base quadrangolare a una struttura a pentagono con la costruzione del Rivellino, una sorta di cortina di levante staccata dalla cinta muraria.

Nel 1857 il castello venne radiato dal Novero delle fortezze del Regno Borbonico e prima dell’Unità d’Italia perse la sua funzione difensiva, ma intensificò la sua funzione civile e soprattutto commerciale. Durante il 1800 divenne deposito di sali e tabacchi, sede della Dogana nel 1882 e, successivamente, sede della 17^ Legione della Guardia di Finanza. Fino agli anni Novanta fu usato per ospitare mostre e convegni, e il Rivellino divenne un magico cinema all’aperto.

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foto di Vincenzo Gaballo

Secondo le carte, la regina di Napoli Giovanna II fu invitata a passeggiare nelle eleganti stanze del castello, così come Corradino di Svevia, Filippo e Roberto d’Angiò, e alcuni storici hanno anche confermato che proprio nel Castello di Gallipoli nacque Giuseppe Ribera, il pittore chiamato lo Spagnoletto.

Sale, cunicoli e feritoie

Il castello custodisce al suo interno sale dalle volte a botte o a crociera, tunnel, scalinate, cunicoli, camminamenti, corridoi, ampie stanze da cui sbirciare l’orizzonte attraverso minuscole feritoie, nonché gli antichi cannoni e le catapulte usati per difendersi dagli attacchi avversari. La straordinaria Sala Ennagonale è un capolavoro architettonico di enorme rilievo e nelle tante sale circolari ci si può divertire con l’eco. Infine, la ricompensa per il viaggiatore, è l’arioso terrazzo in cima alla fortezza, dove lasciar perdere lo sguardo alla ricerca di epoche passate, affacciarsi sul mare e sentirsi vassallo, dama di corte, regina, duca di Calabria o semplicemente un fortunato abitante di questa terra.

Chiuso e abbandonato per anni, il Castello è rinato grazie alla Agenzia di Comunicazione Orione che, dal 2014, ne ha fatto un luogo vivo, aperto al pubblico, adatto per i bambini, finalmente fruibile. Una scenografia unica per eventi, ricorrenze e cerimonie. Oggi è possibile anche diventare Amici del Castello, approfittando di riduzioni e offerte, o partecipare all’operazione di restauro dell’unica sala affrescata, probabilmente un’antica cappella, con Adotta un Affresco, campagna di raccolta fondi per fissare la pellicola pittorica e impedire il degrado dell’immagine.

Il castello resta ancora oggi un baluardo difensivo. Rammenta alla città bella il suo antico valore, che si smarrisce adesso tra le sfilate dei vacanzieri e l’incuria prepotente di una parte della popolazione. Resiste fiero ancorato al porto, simbolo della città bella e di una Gallipoli che forse non tornerà più.

Il castello è aperto tutti i giorni da aprile a settembre. È chiuso il lunedì da ottobre a marzo. Si accede da piazza Imbriani, nel centro storico. Info e prenotazioni visite guidate: +39 0833262775. 

Qui, l’inizio del viaggio tra le fortezze salentine.

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