Un masso solitario, assorto nell’Adriatico, seduto a contemplare l’orizzonte e ad aspettare i primi raggi del sole. Torre Sant’Emiliano è a guardia del litorale otrantino che si estende da Punta Palascìa a Porto Badisco. Dalla sommità della scogliera, al culmine d’una distesa brulla di terra rossa e roccia, si affaccia sul mare, intrisa di nostalgia e salsedine, tra le falesie e l’odore intenso del mirto e del timo selvatico, caduta nell’oblio.

Eretta in epoca rinascimentale, in pietra e muratura, per proteggere i territori di Carlo V dall’invasione dei nemici infedeli, Torre Sant’Emiliano era, come tutte le altre torri costiere, una fiera sentinella del regno, posta strategicamente di fronte al Canale d’Otranto, comunicante a nord con la torre di Capo d’Otranto e a sud con quella che un tempo era la torre di Porto Badisco, attraverso messaggeri a cavallo e segnali di fumo.

Spighe di grano, terra arsa, origano, una vallata ispida di pietra che annega nel blu dell’Adriatico. È questo oggi il reame della vedetta di Sant’Emiliano, che custodisce uno dei luoghi più selvaggi di tutto il Salento, dall’accesso impervio. Lo stesso mare è cristallino ma imprevedibile, e i fondali subito profondi, a pochi metri dalla costa rocciosa.

Paradiso per i bagnanti più esperti, ideale per immersioni e piccole escursioni in barca, l’insenatura di Torre Sant’Emiliano è anche il terreno ideale per cimentarsi con il trekking, perdendosi tra la macchia mediterranea e le sculture naturali di pietra che segnano il sentiero, nel cuore del parco naturale Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e bosco di Tricase, istituito nel 2006 nei territori di ben 12 comuni salentini, per più di 3000 ettari di estensione, ricoperti da una flora variegata e odorosa, dal finocchietto marino alla salicornia all’origano.

Un gioco da giganti

Qui la roccia e l’acqua giocano insieme da millenni, plasmando la scogliera, attraverso il moto incessante delle mareggiate e delle onde che, agli spuntoni irti della costa rocciosa, alterna grotte sinuose e piccole pozze d’acqua dolce. Proprio nei dintorni della torre, si conserva uno dei fenomeni carsici più singolari dell’intero litorale: la Marmitta dei Giganti, un masso perfettamente sferico, smussato e arrotondato dall’azione incessante dell’acqua, che giace nel fondo di una cavità, preso in trappola da un abbraccio di pietra da tempo immemore.

marmitta

Oggi la torre mostra evidenti segni di cedimento. La porta d’accesso è ancora visibile ma semi-distrutta e della struttura di un tempo non resta che un rudere. Nell’attesa di un restauro rispettoso e conservativo, Torre Sant’Emiliano resta in silenzio, dando le spalle all’entroterra, troneggiando dall’alto dello sperone di roccia, saggia custode di un angolo di paradiso, dove al fruscio del vento fa eco solo la risacca delle onde.

Immagine di copertina © Elisabetta D’Amico

Qui la passeggiata sonora del progetto EcoSoundMap, nei dintorni di Torre Sant’Emiliano.

Qui, l’inizio del viaggio e le storie sulle altre torri costiere del Salento. 

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