Dagli ottomani ai soldati nemici durante la Seconda Guerra Mondiale, quella di Torre Mozza, e della sua omonima sentinella di pietra, è una storia lunga secoli, sin da quando, nel 1565, fu eretta quella che si chiamava un tempo Torre dei Fiumi, oggi unico baluardo storico della marina, anticamente parte del feudo di Gemini, proprietà della mensa vescovile.

Davanti alla distesa cristallina dello Ionio, la torre era l’avamposto delle armate del re di Spagna, incaricate di sorvegliare il mare aperto e prevenire gli attacchi dei saraceni. Sulla sommità, era collocata una pira di fascine, per poter segnalare con il fumo un eventuale avvistamento degli invasori. La stanza al piano terra era, invece, destinata alle sentinelle e ai loro destrieri. Passato il pericolo turco, la torre servì da base militare per i soldati anche durante il secondo conflitto mondiale, che la utilizzarono come postazione di mitragliamento.

Dopo secoli di corazze, minacce di morte e armi da fuoco, oggi a disturbare la torre ci sono solo le urla dei bambini, le minacce sono quelle dei genitori che richiamano la prole per l’ora di pranzo e gli unici assalti sono quelli ai castelli di sabbia.

Torre_Mozza

Tra calette e secche

I registri ne riportano il crollo subito dopo la fine dei lavori. Ricostruita, la torre non cessò di crollare nel corso degli anni, guadagnandosi l’esplicito epiteto che da qualche decennio identifica la bella marina di Ugento. Una struttura debole dovuta probabilmente alla mala fede delle maestranze che, non di rado, utilizzavano l’acqua del mare per risparmiare sul materiale edile e sull’acqua dolce e, probabilmente, anche al capo del cantiere che, spesso, s’improvvisava esperto di costruzioni solo per guadagnare il monopolio del feudo.

Tale feudo è oggi una lieta cittadina di mare, più silenziosa e meno festaiola della vicina Torre San Giovanni, più discreta e riservata della non lontana Gallipoli, una piccola oasi turchese che cela calette e baie incontaminate, come la spiaggia delle Fontanelle, nonché ampie distese di spiaggia libera, dove poter comodamente piantare il proprio ombrellone indisturbati, privilegio sempre più raro sulla costa ionica salentina.

Il litorale, una distesa di spiagge di sabbia bianchissima e bassa scogliera, è circondato da un efficace sistema di canali e bacini salmastri, risalente agli anni Trenta del Novecento, necessario per bonificare la zona paludosa dei dintorni e dare vita a un paesaggio fatto di laghetti salati, macchia mediterranea, dune sabbiose, arbusti spontanei e giunchi. Poco lontane, si trovano le Secche di Ugento, segnalate dalle rocce affioranti disposte a cerchio, chiamate curiosamente chiriche, come la chierica dei religiosi, lì dove si dice che le navi del re Pirro rimasero incagliate. È questo il luogo ideale per le immersioni, la scoperta della ricchissima flora subacquea e gli incontri a tu per tu con la fauna del Mediterraneo.

Qui, l’inizio del viaggio e le storie sulle altre torri costiere del Salento. 

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